Ritratto allo specchio e altri volti

Il Consultorio di Goito ha organizzato un ciclo di incontri tutto al femminile, condotto dalle assistenti sociali Roberta Pasotti e Leonarda D’Apolito e dalla psicologa Elisabetta Fronzoli. Il gruppo, che si è soprannominato Fight club, ha realizzato un’esperienza di scrittura collettiva, dalla quale è nato il racconto a più mani che pubblicheremo a puntate in questa rubrica. Il titolo del racconto è ‘Ritratto allo specchio e altri volti’. Quella che segue è la seconda puntata. Le altre puntate sui prossimi numeri di Mantova Salute.

> Prima puntata

> Seconda puntata

La guida richiamò l’attenzione del gruppo, tra dieci minuti sarebbe iniziata la discesa. Eleonora si era persa nella contemplazione di quelle montagne maestose. Dal suo punto d’osservazione poteva scorgere il ghiacciaio Ausangate, la vetta più alta delle Ande, a sud del Perù. Si rese conto che era il momento di mangiare qualcosa di leggero ed energetico prima di iniziare la discesa. Dovevano arrivare al villaggio di Pitumarca e ci sarebbero volute tre ore buone, e da lì ci sarebbero volute altre cinque ore di bus per tornare a Cuzco. Erano partiti alle quattro del mattino da Cuzco in modo da poter essere ai piedi della montagna alle nove, avevano fatto colazione a Pitumarca ed erano arrivati in cima poco dopo mezzogiorno. Eleonora aveva già calcolato che avrebbe utilizzato il viaggio di ritorno per dormire poiché la levataccia si sarebbe fatta sentire, insieme alla fatica del cammino.

A piccoli gruppi si stavano avviando, Eleonora non si era data molto da fare per socializzare, tuttavia si unì ad un gruppetto allegro e ciarliero proveniente da Valencia. Aveva condiviso il pranzo insieme a loro e Eleonora li aveva trovati simpatici e molto poco formali, cosa che non le spiaceva affatto! Lei conosceva poco “l’idioma”, tuttavia quando parlavano riusciva a comprendere il discorso, le sfuggiva qualche parola ma nel contesto riusciva anche a farsi capire. Con l’aiuto della guida riuscivamo a percorrere il cammino a ritroso mantenendosi compatti. La guida voleva condurli tutti insieme al villaggio di Pitumarca in modo che il bus potesse ripartire alla volta di Cuzco, senza attese; entro un’oretta sarebbero arrivati.

Eleonora procedeva spedita e spensierata, non si accorse di un piccolo dislivello del terreno e in men che non si dica si ritrovò a terra. La sua caviglia sinistra si torse in malo modo e il piede assunse una posizione innaturale. Sentì una fitta terribile propagarsi a tutto l’arto inferiore, era certa di essersi messa in un brutto guaio. In men che non si dica i suoi compagni si precipitarono per cercare di aiutarla a rimettersi in piedi. Eleonora fu costretta a declinare l’aiuto, il dolore la paralizzava non le permetteva di muoversi. Come minimo si era lesionata i tendini se non si era addirittura rotta l’articolazione della caviglia. Arrivò Tomas, che li guidava, per rendersi conto dell’accaduto; la sua esperienza gli diceva che la donna non sarebbe stata in grado di arrivare sino a Pitumarca a piedi, bisognava trasportarla e questo complicava le cose e allungava i tempi.

Nel frattempo Eleonora si rese conto che il dolore sfumava appena un poco ma, in ogni caso questo incidente era di intralcio al gruppo che era atteso dall’autista per il rientro a Cuzco. Eleonora era una infermiera esperta e previdente e prima della partenza aveva anche stipulato una assicurazione sanitaria privata per tutto il mese in corso. Il problema era attendere l’elisoccorso in mezzo al bosco, come se non bastasse l’altitudine e l’orario non giocavano a suo favore. Quando sarebbero riusciti a prelevarla si chiese, chi sarebbe stato lì con lei ad aspettare i soccorsi? Tomas, colui che meglio conosceva il luogo, era responsabile del gruppo e non avrebbe potuto occuparsi di lei. Nel frattempo la sua caviglia aveva assunto un colore violaceo ed era molto gonfia…Eleonora sapeva che questo non era un buon segno, l’arto era fuori uso…”e chissà per quanto tempo lo sarebbe stato!” pensò sconsolata. Stava armeggiando nel suo zaino alla ricerca della polizza assicurativa per richiedere il soccorso al numero del call-center internazionale. Non si accorse che nel frattempo Tomas aveva già provveduto a chiamare soccorsi dal villaggio di Pitumarca. Le spiegò che nel giro di 45 minuti sarebbero arrivati due uomini con un mulo che l’avrebbero trasportata al villaggio. Tomas doveva accompagnare il gruppo al villaggio in tempo utile per la partenza del bus ma, lei sarebbe stata in buone mani. I soccorritori avevano esperienza con i turisti che si infortunavano e parlavano anche inglese, l’assicurò Tomas. Eleonora pensò che doveva avere fiducia, sicuramente il soccorso fornito dalla sua assicurazione non sarebbe arrivato in 45 minuti e lei avrebbe comunque potuto prendere il bus per rientrare a Cuzco l’indomani. Ogni giorno c’erano arrivi e partenza per Cuzco dal villaggio di Pitumarca, punto di ritrovo per coloro che volevano salire in cima alla montagna. Forse era meglio capire l’entità del danno che si era involontariamente procurata e poi decidere il da farsi.

Eleonora pensò che avrebbe dovuto rinunciare alla gita programmata tra due giorni, desiderava da lungo tempo salire sulla catena montuosa di Palcoyo, peccato! Era così vicina, soli 20 km, ma adesso la sua meta si allontanava! Si era già studiata il percorso, avrebbe voluto superare il villaggio di Combapata, sarebbe poi passata a fianco del ponte sospeso Checacupe, costruito dagli Inca… e invece era lì immobile, dolorante e rammaricata. Si sentiva beffata dal destino!

Proprio a lei doveva succedere! Non era abituata ad essere bisognosa di assistenza, era lei che si prendeva cura degli altri! Sapeva farsi le punture, all’occorrenza, quando non si sentiva al meglio conosceva quali erano i rimedi farmacologici adatti e si era sempre curata da sé, di fatto aveva sempre goduto di una buona salute se non fosse per tutta una serie di allergie che si manifestavano solo in alcuni periodi dell’anno o addirittura in precisi momenti. Lei aveva sempre sospettato che in realtà le sue allergie fossero una reazione a determinate circostanze e situazioni vissute. Pensò che aveva lasciato gli antidolorifici nel suo alloggio a Cuzco; del resto come avrebbe potuto immaginare che una cosa del genere sarebbe successa proprio a lei in una giornata che, al momento della partenza, si preannunciava meravigliosa? Era immersa in questi pensieri quando udì uno scalpiccio in lontananza e poi dei passi sempre più decisi e vicini…stavano arrivando i soccorsi, “finalmente” pensò. Gli uomini sapevano come muoversi, come sollevarla e con l’ausilio di una sorta di portantina fu caricata a dorso del mulo…fortunatamente l’animale pareva fosse avvezzo a quel tipo di servizio. Le portarono anche della “bica” ovvero un mix di foglie di coca e bicarbonato. I soccorritori, Alonso e Mariano, le spiegarono che era efficace contro tanti malanni, fungeva da anti-fatica e a loro parere anche da antidolorifico naturale. Eleonora era scettica, avrebbe preferito attendere i farmaci che aveva lasciato a Cuzco ma, chissà forse la “bica” avrebbe sortito l’effetto desiderato ora nel momento del bisogno, senza attendere. Del resto pensò che se gli abitanti del luogo la utilizzavano dovevano pur conoscerne gli effetti. Decise di accettare la “bica” e iniziò a masticarla lentamente come le avevano consigliato. Lentamente si rilassò un poco, si mise nella prospettiva che per questa volta era lei ad essere nel momento del bisogno e sarebbe stata grata per tutto l’aiuto che avrebbe ricevuto.

Eleonora si addormentò, cullata dall’andatura un poco ondeggiante del mulo e dall’effetto della “bica”. Quando arrivarono al villaggio di Pitumarca, Alonso e Mariano decisero di non svegliarla; l’affidarono alle cure di una donna, tale Marie Luz che viveva nel villaggio. La donna era di età indefinibile e a prima vista aveva un aspetto ancora giovane; solo avvicinandosi si potevano vedere le rughe che le solcavano il viso. I suoi occhi invece erano ancora luminosi, intensi e vellutati. Quel genere di occhi che paiono di velluto, laghi scuri imperscrutabili, magnetici. I capelli erano intrecciati morbidamente insieme a dei filati grezzi e colorati. La donna fece entrare Alonso e Mariano, che parevano di casa, adagiarono Eleonora su di un letto ove erano stesi dei quilt colorati. Marie Luz li ringraziò, offrì loro dei dolcetti di mais e li congedò. Marie Luz si chiuse la porta alle spalle per concentrarsi sulla donna distesa nel letto che, a quanto pareva, dormiva ancora profondamente.

Marie Luz iniziò a togliere gli indumenti che vestivano i piedi e le gambe di Eleonora, procedette con una lavanda appena tiepida, tamponò la pelle con degli asciugamani e andò a prendere uno sgabello che posizionò davanti ai piedi della ragazza. Marie Luz si sedette e iniziò a spalmare un unguento verdastro dall’odore pungente sulla caviglia di Eleonora; le praticò un massaggio leggero, poi provvide a fasciare l’arto inferiore con delle garze imbevute di una sostanza che conferiva loro un colore giallognolo. Infine ricoprì Eleonora con i quilt colorati e la lasciò dormire tranquillamente. Marie Luz andò in cucina e preparò un decotto con un miscuglio di erbe; preparò tanti piccoli sacchettini che contenevano delle erbe sbriciolate ed ebbe cura di metterle a raffreddare, sarebbero serviti da impacchi per togliere il gonfiore. Cucinò anche uno stufato a base di mais e vegetali per sé e, qualora si fosse svegliata per cena, anche per Eleonora.

Marie Luz era una donna che conosceva le proprietà delle erbe e il loro utilizzo, era anche l’ostetrica e la levatrice del villaggio. Tutte le donne della sua famiglia si erano tramandate il sapere, la conoscenza del corpo umano: i suoi fluidi, la consistenza dei tessuti e della pelle, il colorito. L’attenta analisi di questi elementi, insieme ai sintomi, svelavano lo stato di salute fisica e non solo. Le donne “curandere” erano state attente osservatrici: l’andatura, la postura e perfino i lineamenti di un volto potevano rivelare molto anche sull’anima di una persona. Agli occhi attenti non sarebbero sfuggiti neppure il carattere, le inclinazioni personali, le abitudini, vizi e virtù. La “abuela” di Marie Luz era una “curandera” e si era sempre adoperata per gli altri, si prendeva cura di tutti coloro che chiedevano il suo aiuto. Le persone ricambiavano le cure ricevute offrendole quanto potevano e Marie Luz era sempre riuscita a sfamare i suoi figli. Disponeva anche di un appezzamento di terreno ove coltivava gli ortaggi e tutte le erbe officinali utilizzate per i suoi unguenti, impacchi, decotti e tisane; in quantità minime riusciva perfino ad estrarre degli olii essenziali. La raccolta delle erbe selvatiche coincideva con il tempo che trascorreva nel bosco, per Marie Luz ciò non era un dovere ma era un grande piacere, un tempo che dedicava a se stessa e a rigenerarsi.

Eleonora si svegliò il giorno dopo, aprì gli occhi e si rese conto che parte della sua gamba e del piede erano fasciati; il dolore non le aveva impedito di dormire profondamente, sentiva una sensazione di fresco localizzato alla caviglia e al piede, avvertiva anche un odore sconosciuto che non riusciva a definire. Si mise seduta sul letto e realizzò di trovarsi in un ambiente semplice, colorato e accogliente, “certamente non mi trovo in ospedale”, pensò. Marie Luz all’alba era già in cammino, diretta nel bosco per raccogliere le erbe fresche di rugiada, affinché i loro principi attivi fossero più intensi. Ora era di ritorno con tutto quanto serviva per prendersi cura di Eleonora, rientrò in casa e la trovò sveglia, a letto, ma seduta.

L’aspetto della donna a lei sconosciuta era gradevole, con i tratti del viso rilassati e questo le faceva pensare che il dolore doveva essersi attenuato, conciliando un sonno profondo. Aveva un’espressione smarrita e al contempo curiosa. Era il momento di fare reciproca conoscenza e così le due donne si presentarono, Marie Luz spiegò a Eleonora dove si trovava; Eleonora si ricordava bene di Alonso e Mariano che l’avevano soccorsa… poi era sprofondata nell’oblio di un sonno pesante. Eleonora apprese così di essere stata affidata alle cure di Marie Luz che era una “curandera”. Aveva sentito parlare di queste donne ma pensava si trattasse di un mito, antiche leggende appartenute a civiltà scomparse. Del resto tra le sue amiche viaggiatrici, nessuna le aveva mai riferito di aver conosciuto una “curandera”, venivano menzionate solo nei libri di storia delle civiltà antiche ormai scomparse. Eleonora era serena e fiduciosa in quella donna che aveva saputo lenire il suo dolore. Non le importava di quali mezzi e strumenti si fosse avvalsa la “curandera”; constatava come il dolore si fosse affievolito e anche la caviglia pareva meno gonfia, la sentiva meno legata, nonostante la fasciatura. Desiderava esprimere la sua gratitudine a Marie Luz e pensava a come avrebbe potuto farlo… intendeva oltre le parole del suo incerto spagnolo.

Marie Luz le offrì una colazione insolita e gustosa: pannocchie arrostite, latte di alpaca, biscotti di mais. Le due donne conversavano come se si conoscessero da lungo tempo, Eleonora raccontò della sua professione di infermiera e di sé, qual era stata la ragione del suo viaggio. Mentre parlava era consapevole della ricchezza di quello scambio e della opportunità che la vita le stava offrendo. Quella caduta con era un incidente ma un’occasione a dir poco stupefacente! Lei che non aveva mai avuto il tempo per viaggiare, ora aveva la possibilità di conoscere questa donna. Marie Luz incarnava una filosofia di vita diversa dalla sua, viveva una cultura ove i concetti di salute e benessere erano distanti rispetto all’approccio occidentale, al quale Eleonora era abituata. Si chiedeva se Marie Luz sarebbe stata disponibile ad illustrarle una parte delle sue conoscenze, a trasferirle un poco del suo sapere antico. Eleonora pensava alla tele-medicina che veniva sempre più utilizzata e al contempo all’uso sapiente delle mani praticato da Marie Luz. Si chiedeva se sarebbe stato possibile integrare le sue conoscenze mediche con l’antica sapienza femminile che Marie Luz aveva ricevuto in dote dalla sua famiglia. Il villaggio di Pitumarca distava cinque ore da Cuzco e la conformazione geo-morfologica del territorio non facilitava di certo gli spostamenti, soprattutto nella stagione invernale. La presenza di Marie Luz, di Alonso e Mariano era fondamentale non solo per viaggiatori e turisti in transito ma, soprattutto, per gli abitanti del villaggio e per le piccole comunità locali.

Eleonora che si era così spiaciuta per quella brutta slogatura, considerandola solo un’inconveniente che scompigliava i suoi piani, ora si scopriva a valutare l’accaduto con occhi diversi. Decise pertanto di sfruttare quella settimana di fermo anche per conoscere meglio Marie

Luz, grata nell’accogliere quanto ella poteva metterle a disposizione… nei giorni a venire. Marie Luz aveva, infatti, previsto un tempo affinché Eleonora potesse recuperare l’uso del piede. Sicuramente ci sarebbe voluta almeno una settimana, sebbene le cure di Marie Luz fossero molto efficaci.

E se quell’incidente di percorso si fosse rivelato un regalo? Un imprevedibile e costruttivo incidente nel percorso della sua vita? Chissà come e quanto sarebbe potuta cambiare la sua esperienza? Sarebbe anche cambiato il suo modo di esercitare la sua professione? E il suo modo di relazionarsi con gli altri? A tal proposito era rimasta colpita dalle parole di Marie Luz quando l’aveva messa a conoscenza del legame esistente tra il lato sinistro del corpo e la parte femminile, le intuizioni e i sentimenti. Era proprio sicura che il lavoro di una vita le bastasse anche nel tempo a venire, o c’era invece qualcosa che mancava nella sua vita? (AnnaB.)

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