Premio nazionale di poesia Terra di Virgilio – Settima edizione

Anche quest’anno è stato bandito il Premio nazionale di poesia Terra di Virgilio, promosso dall’associazione mantovana La corte dei poeti nell’ambito del Mantova Poesia-Festival Internazionale Virgilio. Il premio presenta due sezioni: Vita di scienza ed arte, per autori noti ed esordienti; L’ozio degli attivi, riservata a persone ospitate in strutture protette. La poesia dei luoghi difesi e tutelati, altrimenti definita “poesia dell’anima”, dà spazio all’espressione lirica di persone che praticano la scrittura come elemento di riscatto, di autocura e di reinserimento sociale. Si riportano qui le poesie della sezione L’ozio degli attivi, provenienti da case circondariali e strutture di cura e pubblicate nell’antologia del premio edizione 2021.

Riportiamo le poesie del terzo classificato. È Giuseppe Mirabella – Nato in Svizzera nel 1978, domiciliato presso il Centro Diurno Psichiatrico di Pescara.


A Cesare Pavese

“Verrà la morte”, diceva il poeta
Che tragico morì
Per amore perduto,
E io a balbettare
Qualcosa come di poesia
Che ogn’or il concetto mi fugge.

E mi strugge
Una malinconia
Che di terribile noia si manifesta,
E rara come se aver perso
La strada
Sia gaudio.

Al crepuscolo
Mozziconi di sigarette
Spente su
Posaceneri
Che boe in un periglioso mare
Sembrano.

E io sempre
E sempre a discettar
Sulla malvagità
Dell’uomo
In consessi
Per pochi uditori.


Sempre rifare e sempr’esser da capo – A Cesare Pavese e Giuseppe B.

Gran dono
Mi diede un cuoco
Internato anch’esso
A lavorar per noi
Per desinare degnamente.

Un libro con le poesie
Del celebre piemontese
Che compagno di ricovero
Si somma ad un uomo puro che
Divide con me stanza e pane.

Ah, non ho concluso granché
Nella mia vita!
Il problema non è ciò,
Ma rammemorarsi di ciò
Ogn’istante stante speranza.

Esser sempre da capo
Che atroce condanna non avere radici,
eppur saperlo
eppur evitarlo
in un fremito che insiste su di me.

Caro poeta concedimi:
“Sempre rifare e sempr’esser da capo”.
Sradicato ogni piè sospinto
E di poi rinovellar radici.


E l’eterno

A una levatrice (alla dott.ssa Antonella A., psicologa)

E l’eterno giace in fondo a una preghiera
Mutila che a sera mi accompagna.
Ma mi accompagna
Di più e di poi e il dì
La mia fidata levatrice
A cui ho donato una complicata mente.

Cara Antonella
Pensaci tu
A pensar anche
Per me
Adesso che
Confusione c’è in me.

Credevo e credo ancor che scienza e sapienza
Servon di molto ma serve amor
E spirito di ausilio per trattare coi fragili.

L’ascolto per te con me diventa
Terapia che si fa parola e parola che si fa
Benefico farmaco.

Dir grazie è poco, non dirlo
È peccato!

 

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