Peste e sacco della città, la crisi economica dell’Ospedal Grande

Per ridurre i costi erano state chiuse due sale di degenza con non più di 500 ricoveri l’anno

di Gilberto Roccabianca
storico locale

 

Nei primi quarant’anni di dominazione austriaca del ducato di Mantova le esigenze di buon governo delle istituzioni civili cedettero il passo alle istituzioni militari a causa delle guerre dinastiche che coinvolsero i regnanti austriaci e sconvolsero l’intera Europa.

Solo alla metà del secolo, sopraggiunto un periodo di pace, il vicegovernatore di Mantova Arconati Visconti e il governatore di Milano, su impulso del governo di Vienna, avviarono un’indagine conoscitiva per sapere quali fossero i problemi dell’Ospedal Grande di Mantova e come si potesse migliorare l’assistenza ospedaliera ai poveri della città.

L’indagine rivelò gravissime carenze nelle entrate dell’ospedale, risalenti alle vicende della peste e del sacco di Mantova del 1630. Prima di tale data l’ospedale si era sempre finanziato grazie agli introiti provenienti dagli affitti e dalla conduzione in proprio di un patrimonio terriero di circa 4.000 biolche, suddivise in una ventina di possedimenti. Dopo le vicende del sacco e della peste la popolazione delle campagne era decimata, non c’era manodopera sufficiente a coltivare i campi, di conseguenza le campagne erano spopolate, incolte e abbandonate a sé stesse. Il patrimonio arboreo e vitivinicolo era stato devastato dalle scorribande delle soldataglie, gli edifici rurali bruciati e diroccati, le stalle e gli ovili deserti. L’ospedale, esso stesso impossibilitato a coltivare in proprio i suoi possedimenti, fu costretto a concedere a livello, una forma di affitto a tempi lunghissimi, a canone fisso e puramente simbolico, tutte le 3.000 biolche di terra che ancora possedeva.

Ancora nel 1750 le entrate provenienti da questa fonte assommavano a £ 12.000, su un bilancio annuo di circa £ 50.000, oltretutto in un periodo in cui i costi crescevano ogni anno a causa di forti movimenti inflazionistici. Di questo passo anche l’introito totale era insufficiente, non bastando nemmeno a coprire le spese necessarie per pagare 20 dipendenti e ospitare 1.000 malati l’anno. Per questo l’amministrazione dell’ospedale aveva deciso, come extrema ratio, di chiudere due delle quattro grandi sale di degenza e di assistere non più di 30 o 40 malati al giorno, rifiutando di ricoverare ulteriori malati una volta raggiunto il tetto prestabilito di 500 ricoveri/anno.

Ma le carenze economiche non erano la sola causa del cattivo funzionamento dell’Ospedale Grande, purtroppo anche malcostume e corruzione morale e materiale condizionavano pesantemente la normale routine dell’ospedale.
(continua sul prossimo numero di Mantova Salute)

 

 

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