Pazienti cronici, la carica dei 280mila: modello di assistenza da primato

Il sistema lombardo fra i più avanzati in Italia fra libertà di scelta e integrazione

 

di Salvatore Mannino
Direttore generale ATS della Valpadana

 

La presa in carico del paziente cronico è forse oggi il tema più sfidante per i sistemi di welfare, sia per quanto riguarda i contenuti clinico-assistenziali e la loro integrazione, sia per l’impatto in termini di sostenibilità economica. Le patologie croniche rappresentano in Europa l’80 per cento di tutte le patologie ed assorbono oltre il 70 per cento delle risorse sanitarie, in particolare negli ultimi anni di vita; ne è affetto l’80 per cento degli ultra 65enni, in uno scenario demografico che prevede nei prossimi 40 anni un incremento di oltre il 70 per cento della popolazione di questa fascia d’età. Negli ultimi 10 anni, sono raddoppiati e triplicati rispettivamente i pazienti con 3 e 4 malattie croniche concomitanti. Risulta pertanto evidente l’urgenza con la quale sistemi sanitari universalistici come quello italiano debbano dotarsi di modelli che garantiscano accessibilità, equità ed appropriatezza in un perimetro di sostenibilità economica.

Oltre al profilo strettamente clinico, un modello di presa in carico ideale deve perseguire il miglioramento dello stato funzionale e della qualità della vita, prevenendo e contenendo la disabilità; deve inoltre essere in grado di assicurare efficaci percorsi di integrazione sanitaria, sociosanitaria e sociale, per ottimizzarne la continuità, anche tenendo conto del contesto socio-familiare delle persone e del livello di fragilità complessiva. In tal senso, già da diversi anni alcuni sistemi sociosanitari regionali hanno avviato sperimentazioni su percorsi di continuità e modelli di presa in carico integrata del paziente cronico, in alcuni casi ispirati ai paesi anglosassoni; nel contesto nazionale, la Lombardia è forse la Regione più avanzata, insieme a Veneto, Emilia-Romagna e Toscana.

Il modello lombardo si caratterizza innanzitutto per la libertà di scelta all’adesione da parte di cittadini, enti erogatori sanitari e sociosanitari (pubblici e privati), medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Si basa su un sistema classificativo dei pazienti in 65 categorie patologiche (ognuna con 3 livelli di complessità); a ciascuna di queste corrisponde una tariffa dimensionata per garantire la copertura annuale delle prestazioni ambulatoriali specialistiche specifiche. Nell’ATS della Val Padana sono stati identificati oltre 280.000 pazienti cronici, che riceveranno a casa nei prossimi mesi una informativa sull’opportunità e le modalità di adesione a questa nuova modalità assistenziale.

Altro elemento caratterizzante è la presenza di un soggetto ‘gestore’ – ovvero un ente erogatore sanitario o sociosanitario, o una cooperativa di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, o una rete temporanea di scopo che si assume la responsabilità della presa in carico dei pazienti che lo avranno scelto, a partire dalla definizione del piano assistenziale individuale. Un gestore può avvalersi di enti ‘erogatori’ che si impegnano a garantire, in tutto o in parte, le prestazioni previste nel piano assistenziale individuale dei pazienti che lo hanno scelto; può contare inoltre sulla collaborazione dei ‘co-gestori’, quei medici o pediatri che – pur non avendo aderito ad una cooperativa gestore – hanno dato la disponibilità a definire il piano per i propri assistiti. L’ATS svolge un ruolo di garanzia per i pazienti, sia in fase di valutazione e riconoscimento dell’idoneità dei gestori, degli erogatori e dei co-gestori, sia in fase di verifica della congruità dei piani assistenziali individuali e del controllo dell’effettiva erogazione delle prestazioni.

Il modello lombardo di presa in carico del paziente cronico rappresenta uno dei passaggi più significativi dell’applicazione della legge 23/2015 di evoluzione del sistema sociosanitario lombardo, ma soprattutto una reale opportunità per garantire ai pazienti il percorso assistenziale più adatto e l’appropriatezza clinica ed organizzativa. Nel territorio dell’ATS della Val Padana si è registrata sinora la più alta adesione di medici di medicina generale di tutta la Lombardia: il termine ultimo per le candidature è il 30 settembre. L’auspicio è che tutti i soggetti coinvolti nel nuovo sistema possano operare al meglio per garantirne la massima efficacia.

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