Ospedal Grande: aumento di capitale, nuova organizzazione e ristrutturazione

Dopo la metà del Settecento l’azione riformatrice di Maria Teresa d’Austria interessò anche la sanità mantovana

di Gilberto Roccabianca
Storico locale

 

Dopo la metà del settecento la Lombardia Austriaca, e con essa anche l’ex ducato di Mantova, furono oggetto delle azioni riformatrici promosse dall’imperatrice Maria Teresa: la riforma del catasto e del fisco, l’abolizione dei privilegi della nobiltà e del clero, l’abolizione delle congregazioni religiose socialmente inutili, l’istituzione di un completo sistema di scuole statali (dalle elementari all’università) e, infine, l’istituzione di un sistema sanitario di stato, che prevedeva prestazioni gratuite per i poveri e presìdi sanitari quali medici condotti, ostetriche diplomate, farmacie e ospedali equamente distribuiti nelle città e nei territori delle province.

Riguardo all’Ospedal Grande, l’azione riformatrice fu pianificata lungo tre direttrici d’intervento: la prima prevedeva un aumento di capitale per garantire all’ospedale l’autosufficienza economica e un livello adeguato di assistenza a tutti i ricoverati. La seconda prevedeva radicali interventi sull’edificio dell’ospedale, ormai fatiscente e antigienico e, per finire, una profonda riforma organizzativa secondo i nuovi princìpi che le scoperte scientifiche e le idee illuministe stavano sviluppando.

L’aumento del patrimonio ebbe inizio già a partire dal 1760 grazie ad alcuni lasciti ereditari: il marchese Sammarchi lasciò in eredità le corti Gobbetta e Bertolina Nuova a Sustinente, seguito da analoga donazione del conte Giuseppe Malpizzi nel 1767 (due possessioni a S. Giorgio e Fossamana) e ancora due donazioni nel 1768: Corte Magnalupo a Castellucchio e Corte Lombardesca a Casatico.

Nel 1768 si realizzò una prima ondata di soppressioni di enti religiosi inutili con relative confische di beni. All’ospedale furono assegnati i terreni  dei fondi Belgiardino, Cinca e Tezze di Ceresara, confiscati ai Canonici di S. Afra di Brescia. Infine, con la seconda e più vasta soppressione di conventi operata nel 1782, l’ospedale fu dotato dei fondi sottratti ai Camaldolesi (fondi Cavecchia, Torre e Soave in prossimità di Bosco Fontana e il fondo Fontana a Villa Saviola).

L’ultimo, e più importante, atto di ricapitalizzazione si ebbe nel 1787 con l’assegnazione all’ospedale del complesso di Sant’Orsola (nell’attuale via Bonomi) e delle terre del latifondo Poletto (di 2.500 biolche) poste tra Roncoferraro, Governolo e Sustinente, di proprietà del medesimo convento. Grazie a questa vasta operazione l’ospedale ritornò ad essere proprietario di 4.000 biolche di terra, che poteva affittare e ricavarne entrate sufficienti a coprire le spese annuali ed esercitare dignitosamente le proprie funzioni (continua).

 

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