L’Ospedal Grande nell’età delle riforme. Progetti per una sede più adeguata

Nel 1781 il Direttorio Medico di Milano inviò a Mantova un ispettore per valutare le condizioni delle strutture della provincia e analizzare i problemi gestionali

di Gilberto Roccabianca
storico locale

 

Nel 1781, dopo la morte di Maria Teresa, l’ex ducato di Mantova fu aggregato ai territori milanesi, divenendo una delle province della Lombardia Austriaca. Il Direttorio Medico di Milano (una sorta di Assessorato alla Sanità), inviò a Mantova il suo Ispettore agli Ospedali, Pietro Moscati, famoso medico e chirurgo di origini asolane. Moscati ispezionò con cura ed occhio esperto l’Ospedal Grande e tutti i piccoli ospedali della provincia.

Nella relazione che egli compilò al termine della sua visita descrisse l’attività dell’Ospedal Grande di Mantova, valutò e criticò le condizioni fatiscenti e antigieniche dell’edificio, ne analizzò i problemi gestionali e le insufficienze economiche, relazionò sui metodi di cura degli infermi e sulla loro efficacia, sulla insufficienza dei posti letto, sulla mortalità tra gli infermi e i trovatelli e sulle carenze dell’assistenza infermieristica.

Dopo aver descritto anche attività e consistenza degli ospedali della provincia propose di realizzare un Piano Ospedaliero Provinciale in cui l’Ospedal Grande avrebbe dovuto essere riportato al suo massimo livello di ricettività (132 posti letto) e nel contado si sarebbe dovuta realizzare una rete di 10 ospedali provinciali, ognuno di 30 posti letto, nei comuni di Canneto, Bozzolo, Sabbioneta, Viadana, Castiglione, Castelgoffredo, Gonzaga, Revere, Ostiglia, Sermide e Ostiano.

Nel 1786 il nuovo capo del Direttorio Medico, Johann Pter Frank, da Milano iniziò a chiedere planimetrie, informazioni e proposte su come migliorare le condizioni dell’edificio dell’ospedale o, in alternativa, se esistesse in Mantova un edificio adattabile con poca spesa a svolgere le funzioni del malandato ospedale di S. Leonardo.

Il geometra Sante Bernardi dell’ospedale e Paolo Pozzo, regio architetto, furono incaricati di preparare i progetti. Furono presi in considerazione, come alternativa, il monastero di S. Orsola, il convento di S. Sebastiano e perfino la Villa della Favorita, fuori città. Per ciascuno di questi edifici si fecero progetti di ristrutturazione e calcolo dei costi relativi. Per la possibile collocazione alla Favorita si ipotizzò anche di scavare un tratto di canale e una chiusa per facilitare il trasporto per via d’acqua dei malati attraverso il Lago di Mezzo e fino alla Montata, dove sorgeva la villa.

 

Nell’immagine: planimetria dell’Ospedal Grande con le modifiche (in rosso) previste per ampliare la ricettività dell’edificio (1787).

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