La Spezieria dell’Ospedal Grande tra radici, spezie, minerali e rarità

Orto botanico, magazzini, biblioteca e una bottega per vendere all’esterno


di Gilberto Roccabianca
Storico locale

(Prosegue dal numero di aprile della rivista) La Spezieria dell’Ospedal Grande era posta sul lato settentrionale del Chiostro degli Offitiali, dove si trovavano gli uffici direttivi dell’Ospedale. La Spezieria era composta da cinque locali ed era affiancata da un piccolo Orto Botanico, in cui si coltivavano le erbe medicinali di uso più comune. Il Capo-Speziale doveva essere persona di provata onestà, doveva saper leggere correntemente, conoscere le piante officinali e le relative tecniche di conservazione e lavorazione. Aveva alle sue dipendenze uno o due aiutanti. Nei magazzini si conservavano un migliaio di componenti di base per la preparazione di medicinali: dai prodotti di derivazione vegetale (foglie, fiori, radici, scorze, semi) a prodotti chimici e minerali (antimonio, mercurio, oro, acido solforico, verderame, zaffiri e topazi) per finire con i più stravaganti prodotti di origine animale: dal mitico bezoario alle polveri di avorio, di corno di rinoceronte, di ossa di cranio umano; dagli occhi di gambero, al grasso di vipera femmina, ai millepiedi, agli scorpioni e così via.

Lo speziale dell’ospedale era un tecnico di alto livello, era dotato di una biblioteca costituita da libri di botanica, da raccolte di ricette e manuali di tecnica farmaceutica. Si riforniva sulla piazza di Venezia delle sostanze più rare ed esotiche: china (per la cura delle febbri malariche), legno santo (per la cura del mal francese) e cantaride (per combattere l’impotenza) dalle Indie Occidentali e spezie, oppio ed essenze cosmetiche dall’Oriente. Aveva a disposizione un attrezzato laboratorio dotato di utensili in rame, ottone, maiolica e vetreria da laboratorio, nonché torchi, mortai e apparecchi per distillare.

La farmacia produceva ogni giorno le medicine per i degenti, ma aveva anche una “bottega” per la vendita al pubblico. Il locale era il fiore all’occhiello della Spezieria: era arredato con austeri scaffali sui quali erano disposti almeno 150 albarelli di ceramica, decorati e dipinti a colori. Sul bancone erano allineati mortai in bronzo e bilance in ottone. Ai quattro angoli del locale troneggiavano quattro grandi busti di imperatori romani, sulle scansìe erano disposti dieci busti di filosofi e medici dell’antichità e, distribuiti sulle pareti, tredici cartelli istoriati “con iscrizioni allusive alla medicina, che servono da ornamento della Bottega”. Al centro di una delle pareti campeggiava un grande quadro raffigurante la Madonna con San Giuseppe e il Bambino.

Con la vendita al pubblico dei medicinali (semplici e composti) la farmacia incassava il 50 per cento di quanto spendeva ogni anno per l’acquisto delle materie prime, destinate soprattutto alla cura dei ricoverati. Il successo commerciale della Spezieria era dovuto, probabilmente, ad una politica di prezzi calmierati, contrapposta agli alti margini di guadagno delle farmacie di città, delle quali si sa che praticavano prezzi di vendita superiori del 400÷500 per cento al costo delle materie prime.

 

Nell’immagine la planimetria dell’Ospedal Grande. Sulla sinistra, l’orto botanico e, sopra ad esso, i quattro locali di pertinenza della Spezieria. Il locale più grande, con ingresso dal chiostro, era la farmacia per la vendita al pubblico.

 

 

 

 

 

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