Il teatro sociale e di comunità: un’opportunità contro la fragilità e il disagio

Strumento prezioso per sviluppare la professionalità e le competenze relazionali degli operatori nel proprio lavoro

Di Chiara Bongiovanni
Assistente sociale Consultorio Familiare Bozzolo ASST di Mantova

 

Lavoro come Assistente Sociale al Consultorio di Bozzolo e con le famiglie che, sempre più numerose, vivono solitudine, povertà, discriminazione sento l’imbarazzo della mia impotenza e spesso, non so come poter intervenire in ambiti così difficili e ai margini delle Comunità locali.

La realtà del bisogno, quando è troppo pesante, disturba e inquieta. La realtà del bisogno è anche accompagnata da sentimenti non amichevoli, per non dire di rabbia. Conosco vite che affrontano ogni giorno fatiche e barriere che contrastano il loro diritto a un’esistenza dignitosa insieme con gli altri, e queste condizioni spesso  si protraggono per anni (…). Paradossalmente tra gli strumenti di lavoro sociale che ho trovato efficaci per affrontare questa distanza sono stati la forza dei desideri, la potenza della risata, la bellezza dell’immaginazione e l’energia dell’affettività. E  queste ultime sono le Qualità proprie del Teatro Sociale e di Comunità che hanno plasmato e rinforzato la mia professionalità e la ‘vision’ del lavoro sociale in un’ASST.

Ventidue anni del mio lavoro di Teatro Sociale e di Comunità con disabili, malati psichici, anziani, giovani a rischio, giovani e adolescenti problematici, scuole, famiglie povere con bambini, hanno messo in luce il nodo fondamentale dell’affettività e della relazione nel lavoro sociale di prevenzione, cura e riabilitazione. Il Teatro Sociale e di Comunità ha il vantaggio di occuparsi della persona nella sua globalità e inserita in una Comunità. Essere a fianco delle persone e delle famiglie in un percorso di crescita, comporta cercare ed aprire l’orizzonte dei legami, delle relazioni, degli affetti e dei sentimenti di una comunità.

Dalla mia esperienza di Assistente Sociale di ASST, ora di un Consultorio, le provocazioni valoriali e metodologiche insite nel  lavoro del Teatro Sociale e di Comunità, sperimentate personalmente sono: il riconoscimento del desiderio, perché nel prendersi cura dell’altro come soggetto è necessario ri-conoscere il suo proprio desiderio prima ancora del suo bisogno (…); la famiglia come protagonista, promuovendone importanza e visibilità; la potenza del gruppo, dare alle persone, senza distinzione di ruoli, condizioni fisiche ed economiche, la possibilità di sentirsi  inseriti in un gruppo è un passo fondamentale nella ripresa della propria identità sociale (…); cittadinanza alla fragilità, sulla scena si sperimenta l’esperienza travolgente della risata, si impara ad esporsi anche al ridicolo, si interpretano “le proprie parti infantili, bestiali, paradossali, claunesche”. Si impara a ridere di sé e ad affrontare la vergogna. Condividendo queste parti di sé in qualche modo ”intime” si entra in maggior confidenza anche con gli altri e si ha il coraggio di mostrare la propria fragilità e chiedere aiuto quando si è nel bisogno anche materiale (…).

Per me tutto questo ha significato  “prendersi cura degli altri” restituendo leggerezza a chi è gravato dal vivere, frammenti di identità sociale a chi l’ha persa, dignità di un rapporto alla pari a chi ha sperimentato il sentimento d’inferiorità.

 

Tratto dal libro ‘Ti amo: il teatro sociale e di comunità nel territorio mantovano’, a cura di Claudio Bernardi, Alice Chignola, Laura Aimo (edito da EDUCatt)

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