Tumore al polmone, uno studio scientifico sui diversi approcci di chirurgia mininvasiva

I professionisti del Poma in un gruppo di ricerca nazionale per confrontare le tecniche Vats. A ottobre i risultati saranno presentati a Lisbona

 Di Domenico Viggiano
Medico struttura Chirurgia Toracica ASST Mantova

 

Il tumore del polmone è ancora oggi considerato un big killer: rappresenta in Italia, secondo i dati dei Registri Tumori, la terza neoplasia più frequentemente diagnosticata sia tra gli uomini che tra le donne, ed è la prima causa di morte per cancro nel sesso maschile e la terza in quello femminile. Sono circa 41 mila le nuove diagnosi ogni anno nel nostro Paese e 7 pazienti su 10 hanno già metastasi nel momento stesso in cui scoprono la malattia, ed è questo a renderla particolarmente difficile da curare. Ma in quel 30 per cento in cui la neoplasia è ai primi stadi il solo intervento chirurgico può essere curativo e le percentuali di guarigione fanno ben sperare. È per questa “fortunata minoranza” di pazienti oggi è possibile intervenire in modo sempre meno invasivo con una nuova tecnica, la lobectomia video–toracoscopica o VATS.

La VATS (dall’inglese Video Assisted Thoracic Surgery) è una tecnica mininvasiva usata nella chirurgia del cancro al polmone che avviene per via endoscopica, con strumenti dedicati e telecamere. E che, come dimostrato da recenti ricerche scientifiche, può avere diversi vantaggi per i pazienti, primo fra tutti la riduzione del dolore post-operatorio: la via di accesso classica tradizionalmente più usata per questo tipo di operazioni è un’incisione di circa 15 centimetri sul torace con divaricazione delle costole, oggi invece le tecniche mininvasive permettono l’esecuzione degli stessi interventi attraverso piccole incisioni cutanee, nessuna sezione muscolare e nessuna divaricazione costale, il che si traduce per i pazienti in una minore sofferenza. Ed una minore sofferenza equivale ad un recupero funzionale, sia respiratorio che di mobilità, più rapido, un ricovero ospedaliero più breve ed una più rapida ripresa delle normali attività quotidiane, in luogo di un completo recupero per cui sono necessari alcuni mesi, e in un 25 per cento dei casi il paziente può essere affetto da un dolore persistente che può durare a lungo.

Proprio su questi vantaggi si è di recente concentrata la nostra attività di ricerca.  Nell’arco degli ultimi 10 anni, infatti, la tecnica mini-invasiva si è affermata come tecnica di riferimento nella cura del tumore del polmone e, di pari passo con le innovazioni tecnologiche, si sono sviluppati differenti approcci chirurgici che differiscono sostanzialmente per il numero di incisioni cutanee attraverso cui eseguire l’intervento. Prese singolarmente queste tecniche hanno mostrato tutte valenza scientifica elevata e risultati oncologici adeguati, ma non sono ancora state condotte ricerche di confronto diretto.

Grazie alla presenza di un gruppo di ricerca nazionale il VATS Group Italiano, che lavora da oltre 5 anni sotto l’egida delle SICT (Società Italiana di Chirurgia Toracica) e soprattutto di un Registro Nazionale, attivo dal 2014, in cui confluiscono tutte le esperienze degli oltre 50 centri di chirurgia toracica accreditati (per un totale di oltre 9mila interventi VATS eseguiti) abbiamo potuto analizzare e confrontare i diversi approcci chirurgici mininvasivi per il trattamento del cancro del polmone per rispondere a una precisa domanda: esiste una tecnica di riferimento che mostra migliori vantaggi per il paziente? I risultati, che saranno mostrati al prossimo congresso europeo dell’EACTS (European Association for CardioThoracic Surgery) che si terrà a Lisbona da 3 al 5 ottobre, hanno evidenziato che non esistono differenze sostanziali tra le diverse tecniche tali da avere un significativo impatto nella pratica clinica e ne interferiscono con i risultati a lungo termine; ed inoltre tutte le tecniche mininvasive utilizzate e confrontate nella nostra ricerca mostrano risultati sovrapponibili in termini di adeguatezza oncologica e sicurezza per il paziente.

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