“Toglietemi tutto, ma non la musica”: pazienti, familiari, operatori uniti dallo spartito in Oncologia

I più grandi musicisti si donano esibendosi in 22 ospedali italiani. Il primario del Poma Maurizio Cantore: “Le relazioni fioriscono e migliorano le cure”

 

di Elena Miglioli
Direttore di Mantova Salute

 

Accade che un paziente ricoverato all’ospedale di Mantova per un intervento chirurgico senta una voce lirica in un altro reparto e la segua. La voce lo porta in Oncologia, dove è in corso un concerto. Un soprano sta mettendo un sorriso o una lacrima sul volto di malati, familiari, amici, medici e infermieri. L’aria che si respira è quella di casa.

Accade che il paziente riconosca che a eseguire con eleganza i Lieder di Mozart è Emma Bertagnolli, una delle migliori interpreti italiane di musica barocca. I due si abbracciano, davanti al pubblico attonito. Lui è un tenore che oggi non indossa il costume di scena, ma un pigiama. E decide che per qualche minuto, per qualche ora, anche dentro il pigiama, tornerà a esibirsi e metterà da parte la sua malattia. Un’improvvisata che commuove tutti, lui per primo.

Storie di ordinari miracoli in corsia. La musica sorprende, trasforma, unisce. “Consolida le relazioni, facilita la guarigione, rende le cure più tollerabili, permette di sperare e guardare al futuro”, assicura Maurizio Cantore, direttore dell’Oncologia del Poma e presidente di Donatori di musica, associazione che organizza concerti con i più grandi musicisti in 22 ospedali italiani. Una carrellata di popolari interpreti di repertori classici e moderni che offrono il loro talento gratuitamente per alleviare la sofferenza. A Cantore brillano gli occhi quando racconta di come nel 2007 diede vita a questa rete virtuosa, che muove persone ed emozioni su e giù per il Belpaese.

Tutto è nato all’ospedale di Carrara, dove ero primario – ricorda il medico – incontrai Gian Andrea Lodovici, celebre critico musicale e produttore discografico. Aveva un tumore, ma rifutava le terapie. Allora ebbi un’intuizione: ribaltare la prospettiva. Proposi a lui di aiutare me a portare la musica in ospedale. Gli si illuminò subito lo sguardo – continua – e accettò anche di farsi curare. Purtroppo morì dopo alcuni mesi. Ma nel tempo che gli rimase, visse con grande intensità, sulla spinta di questa nuova avventura. Registrò un cd e con il ricavato ci permise di acquistare un pianoforte. Dopodiché passò il testimone al pianista Roberto Prosseda, coordinatore artistico”.

Si parte con Bolzano, con Brescia e via via con altre città. A Mantova i concerti arrivano nel 2014, quando Maurizio Cantore assume l’incarico di direttore della struttura di Oncologia del Poma: “I colleghi erano imbarazzati quando vedevano il pianoforte in sala d’attesa. A un certo punto ho detto loro che se non avessero salutato lo strumento ogni giorno non lo avrei fatto suonare”.

Il primario elenca i benefici di questa straordinaria impresa, sia per le famiglie che per gli operatori: “I parenti tornano da noi anche a distanza di tempo dalla perdita del loro caro, testimonianza che la relazione instaurata è potente e non finisce con il concerto o con il percorso di cura. Ecco la vera alleanza terapeutica, perché bisogna sempre essere insieme a compiere il viaggio. Un chirurgo pancreatico di Verona ha condotto una ricerca in questo ambito, dimostrando un precoce ripresa dopo l’intervento per chi seguiva i concerti. Una paziente mi ha aperto il cuore dicendomi: toglietemi tutto, ma non la musica”. E chi la ferma, la musica?

Pubblichiamo le testimonianze di tre ‘donatori di musica’:

Dai pazienti il senso di essere artisti e uomini

Il concerto più bello. Quando il dottor Cantore mi ha chiesto se potessi venire a fare un piccolo concerto nel reparto di Oncologia dell’Ospedale di Mantova, (che lui dirige), non ci ho pensato un secondo! Sono venuti con me anche 5 archi. È già passato qualche giorno, eppure, quando ci ripenso, sento ancora un nodo alla gola.

Sembrava che la musica fosse più viva che mai, che le emozioni ci travolgessero.
Era come se fossimo…tornati, in un luogo dove le apparenze non contano, dove l’umanità trabocca.
Cosa abbiamo fatto per meritare tanto? Noi che passiamo gran parte della nostra esistenza a preoccuparci, magari anche per cose futili…Ho visto donne bellissime col turbante in testa, ognuna portare da casa un dolce, o una torta salata. Scorreva anche del vino, ed ovunque volgessi il mio sguardo c’era una disperata gioia di vivere e tanta umanità. Il luogo della festa, la sala da concerto più bella che abbia mai calcato, era in realtà la sala di attesa per le chemioterapie.
Dove c’è la sofferenza, l’esistenza brilla di senso, e ad ognuno di noi, spogliato dell’inessenziale, è data la possibilità di riscoprire il proprio posto nel mondo. Ci è dispiaciuto andar via. Anche i miei musicisti erano commossi. Ringrazio il primario, Maurizio Cantore, per averci fatto questo immenso regalo.

Ringrazio soprattutto i pazienti, che con i loro occhi ridenti, e la loro straordinaria forza, ci hanno riportato al senso autentico di essere artisti, e uomini.

Giovanni Allevi
Tratto dalla pagina Facebook dell’artista

 

Il regalo dell’amore è il più prezioso

Quando si riceve un regalo si è felici, si è grati, il cuore si ingrandisce e il sorriso si stampa addosso per lungo tempo. Ecco come mi sento oggi, e per questo vi ringrazio tutti, tutti quanti, perché il regalo dell’amore, anzi, dell’Amore è il più prezioso (e per me il più importante).

Vi abbraccio, tutti quanti.

Paola Turci

 

Un segno nella memoria e nello spirito: sono stato felice

Grazie per la meravigliosa accoglienza!

Suonare davanti al un pubblico così sensibile e attento è una di quelle esperienze che lasciano un segno profondo e indimenticabile nella memoria. E nello spirito.

Sono stato felice! Grazie ancora!

Stefano Gueresi

Nella fotografia Giovanni Allevi, pianista, e Maurizio Cantore, direttore dell’Oncologie